Passaggio verticale

Percorsi orientati ad una vita sostenibile.

da un’intervista di T. Perrone per Lifegate al regista ecologista Yann Arthus Bertrand

D: Ma nel documentario Home sembra convinto che l’uomo possa ancora cambiare, cominciare a sfruttare le risorse naturali in modo sostenibile, come?

R: Non voglio più far parte di coloro che credono di poter cambiare il mondo attraverso le cose. La nostra civiltà è basata sul commercio, sugli scambi. Più compri, più consumi. Tutto questo non va bene per l’ambiente. Bisogna imparare a vivere meglio, consumando meno. Bisogna cominciare a “decrescere”, anche se oggi questo termine viene considerato politicamente scorretto. La verità, però, è che non sarà la politica a cambiare le cose. C’è bisogno di una rivoluzione che non sarà scientifica, perché i computer possono migliorare il nostro stile di vita ma non lo possono modificare. Non sarà economica perché è impensabile riuscire a sostituire gli 85 milioni di barili di petrolio che consumiamo ogni giorno con pannelli solari e pale eoliche. E non sarà politica.

D: Una rivoluzione di che genere?

R: La rivoluzione dovrà essere spirituale, etica e morale. Come vivo, cosa faccio.

Se è dalla fine degli anni ’60 che la parola sostenibilità ha iniziato a diffondersi, sia pur in una ristretta cerchia, è solo da un paio di decenni o poco più che questa è diventata patrimonio di una platea più ampia. Sovrappopolazione, inquinamento, cambiamenti climatici sono stati i principali detonatori dell’attenzione. In verità, un’attenzione da parte delle popolazioni dei paesi ricchi, ossi quelli chiamati a poter esercitare una reale azione di sostenibilità, spesso superficiale e per lo più volta ad indagare su quanto, di quel benessere fin lì raggiunto dalle nostre società, potesse perdersi a seguito di pratiche insostenibili, piuttosto che alla sua attuazione.

Sostenibilità: parola spesso associata univocamente alla dimensione ambientale, relegata a patrimonio degli ecologisti, portatori di istanze tanto giuste quanto impopolari. La dimensione economica e ancor più quella sociale della sostenibilità sono, ancor oggi, spesso ignorate dai più.

Oggi, anche la ricerca della soddisfazione di queste tre dimensioni, però, può non essere garanzia di un futuro di benessere, soprattutto se consideriamo con quanta lentezza e difficoltà vengono da noi affrontate le scelte nodali del problema. Cambiamento climatico, migrazioni, aumento della sperequazione sociale sono solo alcuni degli indicatori di una insostenibilità del nostro modo di vivere; di quella numerosa minoranza ai quali noi abbiamo la fortuna di appartenere.

È forse giunto il momento di provare a diradare la nebbia dalle fantasie di un futuro di crescita perenne e per tutti; un futuro nel quale l’efficienza tecnologica si identifica come lo strumento capace di moltiplicare pani e pesci per una popolazione mondiale in continua crescita; un futuro dove politiche ondivaghe, quando non ipocrite, vengono più spesso volte a rinviare i problemi che non ad affrontare la ricerca delle loro soluzioni.

È forse giunto il momento di provare, a fare scelte orientate senza aspettare una legge che le sancisca, di applicare in prima persona la sostenibilità senza aspettare che qualcun’altro ci accompagni, di sostituire le convenienze individuali e di breve periodo con quelle più perduranti a favore della comunità, di anticipare la ricerca di soluzioni ai piccoli e grandi problemi anziché rimandarle ad “appena sarà possibile”; in definitiva, a compiere quel passaggio verticale del modo di pensare e di agire che ridisegni in noi una visione di futuro più responsabile e consapevole dei suoi scenari.

Obiettivi generali

  • Migliorare la conoscenza e la consapevolezza delle interazioni tra le azioni dell’uomo ed il suo ambiente naturale.
  • Stimolare la responsabilità delle scelte individuali per la determinazione degli effetti globali. Il valore oggettivo dell’educazione.
  • Condurre aduna visione dell’uomo come parte di un “tutto” inscindibile da ogni altra forma di vita. Il valore stesso dell’esistenza umana non può coniugarsi senza la protezione dell’ambiente naturale nella sua interezza.
  • Sperimentare ed eventualmente consolidare buone pratiche per la conservazione delle risorse.

 

Destinatari

Tutti coloro che pur vedendo che tutto sta cambiando non riescono a vincere le resistenze ed a staccarsi da comodità e convenienze non necessarie. Avere, senza considerare altro che se stessi ed il proprio presente. Coloro che pur sapendo che viviamo in un mondo dalle risorse non infinite immaginano che qualcuno (non noi stessi), prima o poi ci salverà.

Aree di ricerca e intervento

Far comprendere quanto il nostro comportamento come individui possa ripercuotersi su grande scala ed avere effetti di lunghissimo periodo. L’impatto delle nostre società avanzate sta mettendo, senza alcun dubbio, a rischio il futuro di tutti gli esseri viventi dei quali, l’umanità, è solo una parte. Sapere, significa avere la responsabilità di cambiare, quindi fornire strumenti di comprensione ma anche di azione reale che abbiano effetti soprattutto per le generazioni future.

 

> AGRICOLTURA ED ALIMENTAZIONE

Gli anni della crescita economica hanno tolto dai riflettori l’agricoltura relegata a settore marginale. Gli anni della decrescita ci stanno riavvicinando ma, sia prima che adesso, la nostra vita e la nostra alimentazione dipendono da questo settore.

> LA RICONQUISTA VERDE DEL SUOLO URBANO

L’orto non sempre sta in campagna! Mangiare sano spendendo poco, semmai facendo un po’ di attività insieme ad altri è qualcosa che tutti dovrebbero provare. Non è necessario essere del mestiere, basta volerci provare. Orti urbani, orti verticali, orti su balconi e terrazzi.

> ANDARE OLTRE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Osservare la raccolta differenziata non è l’attività salvifica che conferma quanto siamo dei buoni cittadini. Questa è solo il primo passo al quale molti altri potrebbero seguire. Bisogna, però, aver voglia di camminare. Il risparmio e la riduzione dei consumi non necessari oltre che degli sprechi sono al centro dell’azione che va oltre la raccolta differenziata.

> NOI SIAMO COSA ACQUISTIAMO

Essere consapevoli di cosa compriamo può essere a volte difficile. I processi tecnologici, la chimica, l’etichettatura, la globalizzazione dei mercati, ci hanno resi inetti nella scelta sia nei riguardi degli effetti sulla salute che su quelli sociali indotti dalla produzione e dal commercio di questi beni. L’unico elemento che abbiamo ben chiaro, la convenienza economica immediata ma…., questa non è tutto.

> SOLUZIONI PER AVERE PESANDO POCO SUL PIANETA

Condividere beni e risorse, far da se mille delle cose che abitualmente compriamo, aiutare chi produce ma è schiacciato dai mercati, rinunciare a qualcosa che solo poco prima consideravamo irrinunciabile non significa “decrescere” ma crescere partendo dal di dentro.

Progetto aggiornato al 15 luglio 2016

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Redazione AttivaMente

Author: Redazione

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