L’altra via

L'altra via

Scelte alternative per avere di meglio consumando meno.

Il ciclo infinito al quale più o meno piacevolmente siamo tutti assoggettati: lavorare – guadagnare – consumare, sembra essere l’unica strada percorribile oggi salvo ricadere in nostalgiche nicchie che idealmente rincorrono l’utopia del “consumo zero” o quella degli “alternativi sempre e comunque”, etc.  È di certo la via più battuta e per certi versi la più comoda. Per altri versi, però, assai spesso non coincide con la “via più giusta”.

Porsi criticamente interrogativi sul mondo attuale e nello specifico sul nostro modo di consumare per molti significa essere “contro” una condizione che ci ha finalmente sollevato dalle fatiche di procurarci il necessario per vivere e che ha attanagliato anche la nostra società fino alla generazione dei nostri nonni o poco più. Per assunto, quindi, secondo questo ragionamento oggi è meglio di ieri. Ma, ammesso pure che oggi sia meglio – e certamente non tutto oggi è meglio –  la domanda vera è: Domani sarà meglio di oggi?

In un mondo dalle risorse non infinite, ove gli standard di benessere consumistico sono in crescita in tutto il globo insieme alla sua popolazione e dove inconfutabili danni sono già stati creati, è ipotizzabile immaginare che efficienza e tecnologia, il Dio bi-fronte del nostro tempo, possano farcela da sole? Certamente potranno contribuire ma ciò non basterà.

Allora che fare? Prendere strade che potrebbero riportarci all’era pre-industriale? O continuare nello sport più praticato dalle nostre società opulente: nascondere la testa sotto la sabbia?
È possibile percorrere vie alternative, ciascuno nel proprio piccolo, pur mantenendo standard di vita accettabili?
Noi siamo certi di sì, come siamo certi che ciascuna di queste scelte sono solo una goccia nel mare del cambiamento da attuare. Dovremo fare molte di queste scelte e dovremo essere in moltissimi a farle.
Sappiamo anche che fare la cosa giusta spesso non coincide con “fare ciò che vorrei”; allora occorre trovare il piacere di cambiare strada. Conoscerne gli effetti è il primo passo, ma occorre continuare con il secondo e provare a prendersi il tempo per sperimentare anche le nostre abilità e scoprire il piacere del fare; questo potrà riservarci positive sorprese. Il terzo passo è rendere strutturali per la propria vita quei cambiamenti che avranno superato l’esame dell’esperienza.
Ma se crediamo nella “economia solidale” la quale, tra l’altro, valorizza le relazioni, la protezione dei beni comuni e del territorio, promuove la crescita e la trasformazione sociale, allora questo processo sarà ancora più facile.

La consapevolezza di essere capaci di percorrere alternative di sobrietà – che non significa di povertà – perché si sono sperimentate e non solo perché si sono ipotizzate, rende l’uomo resiliente e capace di opporsi ai cambiamenti che non riconosce come positivi per il suo reale benessere.

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Author: Redazione

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