Era Thumberg, il cambiamento che ci fece davvero paura

Elenaaaa?……Elenaa?…….Elena!! Vuoi uscire per favore?!?

Si mamma, arrivo!

Mi raccomando, lenta come al solito!!

Il tono risentito e sarcastico di mia madre proveniente dal retro della casa mi diceva che era tempo che abbandonassi il romanzo nel quale ero immersa, altrimenti sarebbero stati guai. Incontrai lo sguardo di Cherry il nostro gattone rosso; sembrò quasi dirmi: lo sapevo che ti avrebbe chiamato! Lo accarezzai sul capo per ringraziarlo della sua comprensione e lui socchiuse gli occhi come al solito.

Riposi il libro sulla piccola libreria della mia camera; una leggera e impalpabile polverina si era già posata nuovamente ovunque nonostante pulissimo ogni giorno. L’aria secca e carica di polvere faceva si che ogni cosa, anche all’interno delle case, si coprisse di una polvere sottile come borotalco. Da qualche anno le tempeste di polvere erano sempre più frequenti e quando arrivavano non potevamo far nulla se non chiuderci in casa, sapendo già che appena terminata avremmo dovuto ripulire ogni cosa.

Elenaaa! Se non ti muovi ti vengo a prendere io e poi sai come va a finire!!

Si mamma, arrivo! (uffaaa!)

Odiavo quando mamma faceva così! Sì, è vero, forse ero un po’ lenta ma avevo anche le mie cose a cui pensare!

Presi il maglioncino rosso ed infilandomelo aprii la porta; un vento impetuoso e inaspettatamente caldo mi investi strappandomi di mano la maniglia; la porta urtò violentemente contro il muro; eravamo verso la fine di febbraio. Non era però così strano che facesse così caldo; almeno io, il tempo l’avevo sempre conosciuto così. Ma, da qualche anno sembrava che le cose stessero peggiorando; almeno così diceva mamma.

Uscii e richiusi a fatica la porta di casa; il sole mi si parò di fronte, abbagliante! Il cielo terso e azzurro era sbiancato solo da lontani cirri all’orizzonte. Mi avviai a destra seguendo il viottolo di ghiaia e polvere che portava sul retro – già vedevo la faccia stizzita di mia madre che avrei incontrato a momenti – passai a destra del vecchio ulivo ormai secco, come quasi tutto lì attorno e girai ancora a destra. Mia madre mi dava le spalle; appena mi sentì arrivare:

ti sei decisa! Sbrigati, accendi la pompa e vedi se nella cisterna ce n’è ancora! – I bacini erano quasi secchi e l’acquedotto razionava l’acqua – …poi vieni qui ad aiutarmi!

I fili ancora in parte vuoti venivano riempiti velocemente con il bucato appena fatto ma il mio sguardo si posò al di là questi. Sullo sfondo i palazzi che un tempo avevano costituito una operosa periferia di una città in espansione sembravano aver subito un precoce invecchiamento, così come era accaduto a mia madre che già allora dimostrava ben più dei suoi quarantadue anni.

Quel quartiere che aveva poco più di trent’anni, era stato quasi del tutto abbandonato già da circa un decennio, ed ora i suoi palazzi sembravano fossero lì da un secolo. Molte famiglie avevano resistito finché avevano potuto ma poi erano state costrette a spostarsi parecchio più a nord; questo, prima che io nascessi.

L’acqua nella cisterna era poca; anche questa volta avevano tagliato i rifornimenti con qualche ora di anticipo.

Mamma, non ce n’è!

Prima o poi ce ne dovremo andare anche noi, figlia mia!

Sentii borbottare con un tono risentito e sconsolato. La raggiunsi e terminammo insieme di stendere il bucato.

Elena, 25 febbraio 2065

 

Dopo circa sei mesi anche noi fummo costretti a spostarci. Non potemmo vendere neanche la casa perché in quel posto ormai invivibile ogni proprietà non aveva più alcun valore. Credo che dopo di noi, lì non sia rimasto più nessuno.

Oggi, le pagine di questo vecchio diario d’infanzia, ancora scritte sulla carta, mi hanno riportato ad un passato di cinquant’anni fa, già preludio di questo presente che vede me nuovamente in procinto di partire alla ricerca di un luogo dove piantare le mie radici; questa volta, però, in un mondo ancora più piccolo, con meno prospettive e meno speranze di allora.

Spensi il mio tablet e comandai lo spegnimento delle luci. Il buio ricoprì ogni pensiero.

 

Saranno forse immagini  di un futuro distopico come quelle qui evocate che hanno animato Greta Thumberg a intraprendere la sua campagna contro il riscaldamento climatico? Probabilmente sì.

È solo dal mese di agosto 2018 che il suo nome è venuto alla ribalta della cronaca. Oggi è sempre più ricorrente tanto nei telegiornali che nei talk show e soprattutto sui social a ricordarci sulla necessità di intervenire per ridurre drasticamente il riscaldamento globale: a dire suo e di molti è il problema dei problemi. Una sterminata messe di studi e rapporti scientifici confermano le sue preoccupazioni.

Questo fenomeno ha innescato però, oltre all’appoggio incondizionato di molti, anche reazioni di tutt’altro tipo, da quelle apertamente negazioniste a quelle che minimizzano il fenomeno a mediatico e passeggero. Sono diffusi gli sfottò rivolti al tema ambientale ma anche alla persona di Greta o dei suoi coetanei, spesso definiti bambocci ignoranti e viziati. Come al solito ricorrono anche le tesi cospirazioniste che ipotizzano chissà quali poteri contrari al nostro diritto ad una economia in crescita perenne. Insomma, di tutto e di più!

La caratteristica che sembra accomunare le posizioni contrarie è quella che sembra concentrarsi non tanto sulla “luna” alla quale punta il dito di Greta, quanto all’unghia del suo dito, se sia più o meno sporca: chi c’è dietro Greta? È possibile che una sedicenne abbia questo impegno invece che pensare alle facezie della sua età? Chi le paga le trasferte in tutto il mondo? Cosa c’è dietro questo movimento? E cose di questo genere.

Non dimentichiamoci, però, del gruppo più numeroso e variegato di opinione pubblica che potrebbe grossolanamente riassumersi in quello del “sì, è giusto ma… (non possiamo aspettare un po’?)”, prevedibilmente molto preoccupato di perdere le conquiste economiche e di benessere fin qui acquisite dalla nostra società. I suoi appartenenti riconoscono il problema ma sono alla ricerca della tipica via di mezzo che possa salvare capre e cavoli; non sembrano affatto intenzionati a modificare radicalmente i propri stili di vita. La politica punta molto su questo gruppo e forse ne è addirittura espressione.

Come è facile immaginare tutte queste posizioni si riferiscono al primo mondo e forse in piccola parte del secondo; il terzo mondo è in tutt’altre faccende affaccendato: sopravvivere!

Il movimento “Fridays for future” innescato da Greta Thumberg sembra aver preso in contropiede la politica e il sistema dei media tradizionali; questi ultimi subito affannatisi ad inseguire notizie ed eventi che nascono alla velocità di internet.

Il suo volto da bambina meraviglia e addirittura inquieta alcuni ma anche eccita chi invece da anni si impegna fortemente in grandi battaglie ambientali fino ad oggi caratterizzate da uno scarso riscontro di massa. La sua proprietà di linguaggio, la consapevolezza sui problemi e l’inconsueta maturità, ancor maggiore se rapportata alla sua età, lasciano ancor più interdetto chi l’ascolta.

Il fenomeno Greta inquieta anche perché è il risultato ultimo di una globalizzazione che sfugge a classificazioni e al dominio, inviso ma rassicurante, di potentati politici, economici e culturali; questi, comunque, già impegnati per arginarlo. Aggiungerei anche che inquieta perché le domande di questo movimento evidenziano implacabili la distanza della sua generazione dalle nostre; tanto da quelle di chi ha superato i 20-22 anni che da quelle che hanno superato gli “anta”. Una distanza fatta di anni ma soprattutto di infinite razionalizzazioni e di compromessi stratificatisi talmente nel tempo da formare un callo tanto spesso da non permetterci di capire che grazie al nostro comportamento siamo prossimi a tagliare definitivamente il ramo sul quale noi stessi siamo seduti.

Greta non racconta nulla di più di quanto una parte di noi già sapeva? Certamente sì! Ma sbagliamo se pensiamo che sia questo il punto; ad ogni modo ci parla con la forza di chi sa di essere nel giusto; solo i bambini e gli adolescenti hanno, in purezza, questa intensità. Sono imparziali e diretti, scevri da ogni forma di mediazione, impietosi nelle accuse e con un sensibilità nel cogliere la verità che la maggior parte di noi perde quando superiamo i vent’anni. Greta e i suoi compagni di movimento sono tanto incoscienti da non aver idea di cosa comporterebbe, almeno all’inizio, l’applicazione di regole restrittive al nostro modo di vivere occidentale al quale tutto il mondo si sta ispirando; sanno però per certo che un prezzo da pagare ci sarà e sono altrettanto certi che sarà minore di quello che potremmo e potrebbero pagare se così non facessimo. Richiamano alla mente le immagini stereotipate di giovani reclute volontarie pronte a partire per il fronte di guerra, non certo contente di rischiare la morte, ma certe che quella sia la cosa giusta da fare. È accaduto tante volte in passato quando la Patria era il patrimonio da difendere ed i Valori avevano la “V” maiuscola. Oggi che la posta in gioco è ancor più grande, dove l’intero pianeta e il valore della vita stessa sono in pericolo, ecco che vorrebbero incoscientemente arruolarsi per dare il loro contributo in un esercito che, di fatto, oggi non esiste. I comandanti in forza sono impegnati in simposii e parate e le truppe veterane vivono di un ambientalismo a responsabilità limitata più incline a sperare che le cose cambino che non a far sì questo avvenga per davvero.

E tutti gli altri? Ci sono quelli che non sanno, quelli che non possono sapere e quelli che sanno ma non vogliono. A questi Greta non può parlare.

Credo, però, che ciò che fa più paura è che Greta e il suo movimento non si fermano solo al clima e all’ambiente ma prefigurano un riposizionamento sociale ed economico del primo mondo secondo nuovi paradigmi basati su valori tanto antichi quanto poco applicati, eppure da sempre auspicati. Puntano l’attenzione sulle diseguaglianze in aumento in tutto il mondo, di un nord troppo ricco e di un sud del mondo proporzionalmente sempre più povero, della responsabilità che ogni generazione dovrebbe avere verso quella che seguirà, dell’impiego distorto della nostra ricchezza, di valori umani fondamentali che non possono essere barattati da nessuna convenienza economica, di concretezza dell’azione, di maturità, e di tanto altro ancora, e tutto questo lo fanno in maniera talmente limpida da fare apparire noi adulti degli immaturi incapaci di prenderci le nostre responsabilità; e questo ci fa letteralmente incazzare!

La sua generazione, invece, pur con tutte le contraddizioni, sembra comunque in grado di vedere oltre e di volersi arrischiare senza indugio in territori ancora inesplorati.

Le minestrine riscaldate proposte dalle politiche mondiali e nazionali, accomunate dai medesimi ingredienti: forse, faremo, però, non è possibile, non conviene, auspichiamo, etc., a loro non piacciono. E come contraddirli, da che mondo e mondo, le minestrine non sono per i giovani ma per lattanti e anziani. Ciascuno di noi a quale gruppo si sente di appartenere? Lattanti, giovani o anziani?

Qualcuno ha detto: “Solo chi è abbastanza folle da credere di poter cambiare il mondo, lo cambia davvero”.

Greta Thumberg parla in una conferenza TED, novembre 2018

Il breve discorso di Greta ospite al World Economic Forum di Davos, gennaio 2019.

Greta Thumberg a Roma in uno dei suoi “fridays for future”, aprile 2019.

Corrado Formigli intervista Greta Thumberg, 21 aprile 2019.

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Redazione AttivaMente

Author: Redazione

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