Oggi nella “Terra di mezzo”

Se Tolkien avesse potuto immaginare in quante situazioni il “Signore degli anelli”, trasposizione cinematografica della sua famosa trilogia letteraria, sarebbe stato richiamato per paragoni od analogie, credo sarebbe stato molto meravigliato….; o forse no? In effetti, le favole spesso rappresentano attraverso metafore la vita dell’uomo, i suoi pregi ed i suoi difetti. Anch’io ho subito il fascino di questa storia fantastica ed ho pensato di utilizzarla; non tanto perché creda che oggi, come nella storia di Tolkien, si stia combattendo tra il “bene” e il “male” quanto, piuttosto, che lo si stia facendo tra idee contrastanti su ciò che è utile per l’uomo, la sua società e l’ambiente nel quale esso vive. Ad ogni modo, la nostra “Terra di mezzo” è molto più confusa nei suoi confini di quella rappresentata da Tolkien. Questo luogo immaginario, dai confini sfocati, è più un “Tempo di mezzo”; un periodo dai forti e repentini cambiamenti, nel quale diversi modi di intendere il mondo si contrastano. Per esemplificare: da una parte c’è chi vede l’uomo come “humus”, ossia “umile”, parte di un tutto, dove la sua superiore intelligenza gli assegna un ruolo di grande responsabilità, quello di amministratore attento al bene comune di tutto il pianeta; dall’altra parte, prevale un’idea che l’uomo in quanto essere più intelligente, abbia il diritto assoluto sul mondo intero; i danni che egli stesso può arrecare all’intero sistema saranno poi riparabili grazie alla sua scienza ed alla sua tecnologia.

Solo da un paio di decenni, in Occidente, un gruppo sempre più numeroso di persone sta acquisendo una nuova coscienza. Non solo attua una protesta a favore di un cambiamento sostanziale in campo economico, sociale ed ambientale ma si sforza anche di esercitare un’azione attiva a favore di questi cambiamenti, modificando il proprio stile di vita ed attuando scelte contro corrente. È ancora una élite di persone, significativa ma non ancora sufficientemente grande per invertire la tendenza imperante. Purtroppo a questo si aggiunge che difficoltà oggettive, incapacità, ignoranza, opportunismi, e mille altri diversi motivi, facciano sì che anche i componenti di questa élite, spesse volte, più o meno consapevolmente, agiscano per i principi a favore di quell’altra parte che vorrebbero vedere ridotta in minoranza. Acquistare il prodotto più economico spesso contraddice le azioni volte alla riduzione degli effetti negativi della globalizzazione. Trovare un letto in ospedale per un proprio caro in difficoltà a preferenza di qualche altro di noi meno ammanicato, contraddice tutte le azioni che volgiamo a promuovere le pari opportunità e così via.

Insomma, non è affatto facile fare ciò che si crede essere la cosa giusta!

Sembrerà strano, alcune arcaiche credenze di antichi popoli, così come alcuni assunti di religioni giunte fino a noi e gli studi odierni di fisica quantistica, giungono, in molti casi, alle stesse conclusioni.
Interconnessione globale tra ogni elemento materiale ed immateriale della nostra esistenza, il valore dell’energia come unico denominatore di ciò che esiste e non solo di ciò che percepiamo, sono alla base di un pensare antichissimo e di una scienza d’avanguardia. Questi concetti ci aprono a una visione altra per una vita più semplice anche se è più complessa da indagare, sopratutto con gli attuali strumenti di indagine.

In questo “Tempo di mezzo” scenari di sviluppo molto diversi da quelli fino ad ora ritenuti plausibili si aprono ai nostri occhi; la battaglia è solo all’inizio!

Perché non facciamo quello che vorremmo fare

Ci allontaniamo dalle azioni positive o non le esercitiamo pienamente perché, di fatto, dubitiamo che queste abbiano reale effetto per i cambiamento dello status quo e, quand’anche questo avvenisse, che non sia percepibile nell’arco della nostra vita tanto da poter usufruire dei suoi potenziali effetti positivi. Tutto ciò rivela un errore di base: usiamo il nostro tempo di vita come unico metro di valore per attivarci a favore del futuro o per speculare sul presente. Applichiamo questo metodo di valutazione anche alle decisioni che interessano problemi globali. Purtroppo il riscaldamento climatico, il dissesto idrogeologico, i processi migratori dovuti al perpetrarsi di forti diseguaglianze, etc. sono problemi che spesso rappresentano il frutto di una stratificazione successiva di problemi non risolti e sono tanto grandi che per sperare in una loro soluzione, si richiede l’impegno di più generazioni. Nel breve periodo, l’eventuale azione correttiva, è dannosa per gli interessi di nicchie di persone, inserite per lo più nei gangli del sistema dirigente. La politica, a tutti livelli, spesso risponde con azioni ambigue e dal dubbio effetto sui problemi. Il risultato è uno stallo o un miglioramento a velocità inferiore di quella necessaria per scongiurarli.Si sta sempre più facendo largo l’idea che se la classe dirigente è inefficiente, solo l’azione dal basso potrà indurre un cambiamento possibile.

Un altro mondo è possibile?

Un film documentario che ci svela orizzonti antichi solo oggi riscoperti per costruire un nuovo senso di appartenenza tra gli esseri umani di questa Terra.


Un altro mondo

Cineforum di Redazione
5 Marzo 2017 Andria

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