L’alba di un Nuovo Mondo

Alla ricerca di pubblicazioni che potessero essere interessanti per i temi di AttivaMente ci siamo imbattuti in “Mi fido di te” di Gea Scancarello ma, soprattutto, nella prefazione di Simone Perotti che riteniamo perfettamente aderente al nostro messaggio se non addirittura combaciante in numerosi passi. La responsabilità di chi vede più in profondità di altri è quella di diffondere e tentare una strada possibile. Abbiamo ritenuto, quindi, di pubblicarla integralmente. Ci auguriamo che il popolo del web, così poco incline a leggere testi lunghi e in questo caso anche un po’ impegnativi, decida di ritagliarsi dieci minuti di attenzione; siamo certi che saranno ben spesi.

 

Testo di Simone Perotti

Il bombardamento mediatico sulla crisi è continuo, capillare, e si interrompe solo di tanto in tanto. In quei rari spazi, non si fa che parlare di tecnologia, la grande fede contemporanea. Robotica, droni, domotica, windows-glasse, google-car capaci di condurci nel futuro e mostrarci la realtà. Eppure sono convinto che vi sia in atto una rivoluzione morale ben maggiore, il cui impatto sulle nostre vite può essere di gran lunga superiore. Come per la tecnologia, l’avvisaglia di questo salto evolutivo è ancora appannaggio di pochi, un’élite destinata a fare da apripista e a tracciare un vallo che non tutti sapranno valicare. Come per il digital divide, ho il sospetto che anche nella rivoluzione morale in corso, che implica un brusco cambiamento nella visione del mondo, una cospicua quota della società resterà indietro. Tuttavia, oltre che essere fisiologico, questo non potrà arrestare il corso e l’affermazione di un Nuovo Mondo, che in parte alcuni avvertono già.

Le cause della rivoluzione culturale, morale, valoriale in corso sono palesi e sotto gli occhi di tuffi: composizione e ruolo della famiglia completamente stravolto rispetto alle generazioni precedenti; patto sociale esploso; garanzie previdenziali e di assistenza ridotte in misura massiccia, con il rischio che scompaiano per qualche modernissimo default; aspettativa di vita che si allunga; garanzia di inserimento nella società abbattuta dalle leggi di mercato; nascite zero, dunque generazioni di anziani soli; curva della crescita economica destinata a stagnare; sanità pubblica a rischio. Ma non solo. La parabola sociale ha espresso tutte le sue potenzialità e oggi mostra i suoi limiti. Libertà, autonomia, svincolarmento da ogni legame antropologico, sociale, religioso, politico precedente; virtualizzazione e remotizzazione delle relazioni; tempo del lavoro che ha prevalso sul tempo della persona; atteggiamento verso possesso e condivisione delle nuove generazioni… questi e molti altri fattori hanno condotto a un quadro di grande realizzazione, ma mostrano ormai evidentemente il limite di questa nostra cultura contemporanea e aprono a nuove prospettive.

Senza scomodare discipline troppo specialistiche, e semplificando appena, potremmo dire che oggi, quando va bene, tutto è molto bello, molto faticoso, molto accessibile, molto costoso, e affrontarlo da soli rivela luci e ombre innegabili. E va anche ricordato che, come in tutte le rivoluzioni, la variazione sulla condizione d’equilibrio precedente costringe i contemporanei ad aderire o rifiutare il nuovo corso. Convinzione o necessità, dunque per amore o per forza, dunque prima e con le redini in mano oppure dopo e guidati dalle circostanze.

Nel Nuovo Mondo saranno cooperazione, fiducia, generosità, gratuità a generare valore. È collegata a queste condizioni morali la ripresa, non al PIL, e la crescita sarebbe forte, chiara, immediata, duratura, e porterebbe benessere reale, non solo economico se solo qualcuno oltre un’élite l’avesse capito e lo stesse vivendo.

È finita l’epoca delle cose fatte senza ispirazione collettiva; è finito il tempo dei millesimi in cui suddividere proprietà e partecipazioni; è finito il mondo in cui se io faccio di più in un progetto comune devo anche avere di più; è finita la scala di valori economica, a vantaggio di quella delle idee, del sogno e del progetto in grado di coinvolgere; è finito chi fa la corsa per se stesso, realizzando il suo piano ottuso, agendo come singolo pro domo sua, prigioniero dei suoi ragionamenti da piccolo uomo; è finito ciò che non genera benessere autentico, olistico, emozione, ispirazione; è finito il mondo della produzione e del consumo cosi com’è oggi, a vantaggio del lavoro per autoprodurre gran parte di ciò che davvero serve, al minimo del costo possibile.

Nel prossimo futuro genererà più economia chi ha visione di chi ha denaro. Produrrà più benessere chi è in grado di lanciarsi in territori aggregativi senza avere garanzie, di chi cerca la quadra legale ed economica prima di fare anche soltanto un passo. La fiducia nella potenza dell’ispirazione eliminerà o ridimensionerà il ruolo di contratti, clausole, penali, dunque avvocati, fiscalisti, consulenti finanziari, collegi dei «probi viri», rappresentanze sindacali delle minoranze, trust, esclusive, proprietà intellettuali. Ci aiuterà più un filosofo di questi professionisti, le idee più di queste discipline, creare più di applicare.

Ciò che non mi piace di questo processo di mutamento è che è troppo legato al denaro. La «convenienza» di molte delle pratiche assai ben inquadrate in questo libro è solo una delle conseguenze favorevoli del Nuovo Mondo, e ben fa l’autrice Gea Scancarello a raccontarle con pari dignità rispetto a vantaggi più tangibili e immediati. Se l’obiettivo è il risparmio, raggranellare qualcosa per pagarsi l’assicurazione della macchina o parte dei costi di gestione di un immobile, non è una rivoluzione, durerà poco, non porterà a niente. Se invece l’obiettivo è la costruzione di un Nuovo Ordine Morale, dunque di nuove relazioni ed esperienze con se stessi e con gli altri, dunque di una nuova società con individui e gruppi evoluti, allora questo processo è destinato a incidere fortemente sulla storia, almeno per quanto riguarda, nei prossimi decenni, il Nord-Ovest del pianeta. Naturalmente il passaggio sarà «corsaro», né uniforme né regolare. La linea di abbordo tra la barca della postmodernità e quella del nuovo ordine sociale sarà spezzata. Dovremo accettare compromessi con le nostre convinzioni, con le nostre abitudini, e ci sarà guerriglia tra i comportamenti e le scelte. Qualcuno salirà sull’Arca, qualcuno andrà a piedi scommettendo che non piova troppo. Ma il mutamento della relazione tra uomo e società segue quello della relazione tra uomo e identità, dunque non può essere che compreso tempestivamente e guidato consapevolmente, oppure tardivamente subito. Pensiamo a quel che avverrà quando uno stuolo di anziani scopriranno di non essere più autosufficienti economicamente, senza neppure figli a occuparsi di loro, oppure con figli che si comportano in modo diverso dalle famiglie di un tempo, tutti chiusi in case troppo costose, troppo grandi, senza assistenza o costretti a compromessi molto forti per garantirsela. Patto sociale, famiglia, disposizione verso la solitudine, costo della vita, qualità della vita, possono portare verso il mutuo soccorso, ma la necessità sarà il peggior veicolo per raggiungerlo.

Oggi che molti non sono ancora anziani e impoveriti, bisognerebbe guardarsi, guardare intorno, comprendere qualcosa di importarne e tentarlo. Ecco perché saluto con grande favore un libro come questo, perché gli squarci di visuale anticipata su una deriva possibile (obbligata?) consentono di capire, di prepararsi, di cogliere il meglio da ciò che sta per accadere. Spesso, sono l’unico modo per salvarsi.

Il Nuovo Mondo, ad ogni modo, non è lo stesso di oggi con nuove regole. È un nuovo gioco, con nuovi obiettivi, nuove alleanze, nuovi valori. Un po’ meno di io un po’ più di noi, per tanti ottimi motivi, questo deve essere lo sharing, e prenderlo per una tattica capace di fronteggiare la crisi è come avere una Ferrari e usarla solo per ripararsi quando piove. Quando un giorno andremo ad accenderla perché ci sarà da fuggire, non partirà. Chi è in grado, già oggi, di vedere il quadro esteso della rivoluzione imminente tra le nebbie del futuro prossimo venturo, ha delle responsabilità enormi: parlarne, coinvolgere, progettare, realizzare. Soprattutto tentare.

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Redazione AttivaMente

Author: Redazione

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