Prigionieri!

Non so se alcuni di voi si siano mai chiesti il perché siano così pochi i cambiamenti che realizziamo effettivamente a dispetto di quanto promettiamo a noi stessi di fare e quanti ancor meno siano quelli che poi si consolidano nel tempo.

Una sorta di forza centripeta ci riporta sempre al centro da dove siamo partiti. In verità molti di noi di cambiamento non ne vogliono neanche sentir parlare; il cambiamento è visto come pericolo più che come opportunità. Pare che gli italiani, almeno come popolo, più che come singoli individui, abbiano una spiccata predisposizione al “lasciamo le cose come stanno.” La nostra società e le nostre istituzioni credo fotografino abbastanza fedelmente questa predisposizione culturale.
Questa la manifestiamo nelle piccole e nelle grandi cose. Alcuni preferiscono cambiare frequentemente biscotti per la colazione del mattino, altri invece conservano per anni la stessa marca e qualità. Cambiare più o meno frequentemente procedure sul lavoro stimola e interessa ad alcuni perché rende il lavoro meno piatto e ripetitivo; per altri questo provoca addirittura stress, indipendentemente se il cambiamento possa essere più o meno proficuo per l’organizzazione o anche in futuro per se stessi. Cambiare auto e non trovare i comandi nella medesima posizione è elemento di fastidio per parecchi; se qualcuno bussa alla porta ad orari non previsti, se l’orario di uno dei pasti si modifica anche solo di pochi minuti, e così via; si potrebbe continuare all’infinito. Tutti i giorni, quindi, ascoltiamo frasi del tipo: “…io queste cose non le faccio”; “…non le ho mai fatte”; “…si è sempre fatto così”; “…da noi si fa così”, etc. quasi che siano condizioni ineluttabili alle quali non è possibile sottrarsi.

Siamo influenzati da diversi fattori che ci predispongono più o meno al cambiamento; le abitudini certamente rivestono un ruolo chiave nella conduzione della nostra quotidianità impedendoci spesso di fare realmente ciò che idealmente vorremmo fare. A volte sembra di essere prigionieri e condannati a perpetrare il passato!.

Le abitudini sono frutto dell’evoluzione ed hanno una una loro logica “energetica”. Ripetere numerose volte un comportamento assicura di non dover riconsiderare le variabili necessarie per prendere le decisioni, piccole o grandi che siano; questo significa consumare meno energia e, non dimentichiamolo, la natura genera sempre soluzioni efficienti.
Ma, al di là di questo fattore imprescindibile, altri fattori come il contesto familiare nel quale siamo cresciuti, sia per gli esempi che abbiamo vissuto che per l’educazione alla quale siamo stati sottoposti, volta ad attivare o meno la curiosità e l’intelligenza emotiva, favoriscono o sfavoriscono i condizionamenti legati alle abitudini. L’attività lavorativa che svolgiamo per il tipo e per il contesto nella quale essa si svolge ci influenza e certamente ci modifica in tal senso. È abbastanza facile intuire che aver lavorato trent’anni in un ambiente burocratizzato, con orari di lavoro standardizzati, etc. possa pian piano favorire la nostra dipendenza dalle abitudini acquisite proprio in questo contesto. L’età si aggiunge a tutto il resto e costituisce un altro fattore imprescindibile; con l’incrementare di essa l’esperienza aumenta ma l’agilità mentale diminuisce e il fattore che ci predispone al risparmio energetico si fa più rilevante. Naturalmente, ogni individuo è diverso e le differenze possono essere anche rilevanti.

È possibile farne a meno?

Avere la possibilità e la capacità di ricalcolare senza sforzo sempre ogni condizione forse potrebbe aiutarci a cogliere ogni opportunità al momento giusto ma, come già detto prima, se la natura attraverso l’evoluzione ha prodotto qualcosa, possiamo esserne certi, lo ha fatto sempre per un motivo valido.

Al di là che questa naturale dipendenza dalle abitudini la si consideri positiva o negativa, il punto è piuttosto, come possiamo sfruttare efficacemente il patrimonio delle nostre abitudini? E quando, invece, dovremmo imparare a liberarcene? L’esempio positivo degli altri più capaci in questo può essere uno spunto ma certamente non è sufficiente. La nostra volontà, come in quasi tutte le attività umane, è al centro; qualche suggerimento, però, può certamente aiutarci. Per questo abbiamo selezionato un libro nella nostra “MultiTeca”.

Rating: 5.0/5. From 3 votes.
Please wait...
Redazione AttivaMente

Author: Redazione

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Pin It on Pinterest

Share This