La Vision

Al di là dell’orizzonte

L’assunto di base prevede che ciascun individuo abbia all’interno di se tutte le risorse per affrontare qualsiasi sfida che riguardi la propria vita. Non sempre sarà in grado di vincerla ma, in ogni caso, se posto nelle condizioni di farlo, potrà interpretarla ed affrontarla in maniera positiva o meno onerosa per se.
Come è già noto, educazione, formazione, informazione, contesto sociale, culturale, economico, legislativo, etc. sono fattori che influenzano e condizionano la capacità di interpretare ed affrontare, potremmo dire, la vita stessa.
Se è vero che sta alle istituzioni, alla politica, alla scuola, etc. rimuovere le cause ostative al progresso degli individui, è altrettanto vero che i singoli, soprattutto se meno fortunati, hanno difficoltà ad attivarsi essi stessi per la rimozione di molti ostacoli. Le società complesse come quella attuale, ripartiscono poteri, competenze, specializzazioni, definiscono formalmente diritti e doveri; questo ha spesso, ma non sempre, dato efficienza al sistema, nel contempo ha prodotto una forma mentis delegante a livello individuale anche per ciò che può non essere delegato. Siamo in un’attesa continua e viviamo in un perenne malcontento per diritti violati, aspettative disattese, sfiducia nel futuro, etc., ma soprattutto, questo stato produce una inazione tale che può giungere all’immobilità assoluta.
È come se queste società avanzate e complesse abbiano ridotto la capacità di immaginare isolando le singole capacità individuali in spazi tanto angusti e conformati da renderle atrofiche. Una conferma indiretta la si può ottenere quando ci presentiamo a qualcuno, di solito lo facciamo definendoci con il mestiere o la professione che pratichiamo. In effetti, rispondiamo all’interrogativo più o meno espresso del nostro interlocutore. La domanda è la risposta sono coerenti all’intento di collocare noi in una casella ben definita è catalogabile. Nella maggior parte dei casi l’interlocutore non è interessato a conoscerci veramente e neanche noi siamo propensi a rivelarci. Chi siamo, cosa sappiamo veramente fare, come ci poniamo nei confronti degli altri etc. Eppure il lavoro è solo uno degli aspetti che ci definisce, sicuramente importante, ma non necessariamente per tutti allo stesso posto nella scala.

Insicurezze, paure, consuetudini radicate, costituiscono per molti una scorza difficile da violare, per altri sono un valido alibi per perpetuare un cammino già da altri segnato.

“AttivaMente” promuove il “fare” perché solo attraverso di esso, mettendosi in gioco, ciascuno può definirsi nella sua complessità e nelle sue molteplici sfaccettature.
Al contrario del “dire”, con il “fare” non si può mentire a lungo, soprattutto a se stessi. Si può fare solo ciò che si ama, ciò che si sa fare, ciò in cui si crede. È vero, però, che facciamo anche tante cose per dovere, per consuetudine, in rispetto ad uno status sociale, etc. Il lavoro spesso rientra tra queste. Non sempre lo amiamo e altrettante volte, con l’esperienza, potremmo accorgerci che non era proprio come ce lo eravamo immaginato. In questi casi il praticare una di queste attività non ci definisce compiutamente. Posso fare il medico ma potrei non essere compiutamente un medico se non ne rispetto i più profondi principi che ispirano quella nobile professione.
“AttivaMente” promuove il fare perché attraverso di esso possiamo cercare e trovare le nostre vere inclinazioni e sviluppare le passioni. Socializzare, imparare dalle esperienze e dai saperi altrui, aiutarsi vicendevolmente in un processo di mutuo scambio, ci renderà più sicuri ma consapevoli dei nostri limiti e permetterà la costruzione di una comunità di persone più unita e solidale, capace di adeguarsi alle nostre stesse esigenze ed a quelle imposte dal nostro tempo, pronta ad evolversi verso il futuro limitando i traumi e favorendo il benessere.”Il cambiamento del singolo individuo è la radice del cambiamento collettivo”.

Pin It on Pinterest

Share This